Nuove teorie sul funzionamento della mente: l’Istituzione Psicoanalitica e gli psicoanalisti

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Franco Angeli, vol. pp. 220
Imbasciati Antonio

In questo testo l’autore critica l’isolazionismo delle associazioni psicoanalitiche tradizionali rispetto alle altre scienze psicologiche e la loro diffidenza di fronte alle neuroscienze. Queste oggi indagano l’affettività inconsapevole, come da sempre la psicoanalisi, ma con altri strumenti e altro linguaggio. In questo quadro l’autore rileva come la teoria energetico-pulsionale di Freud, pur contraddetta dal progresso scientifico, sia rimasta a caratterizzare, quasi mostro sacro, una religiosità che si rileva sottesa allo spirito delle istituzioni psicoanalitiche: l’icona di Freud. Un tale spirito si accompagna a una confusione tra teorie psicoanalitiche diverse e tra di loro spesso incompatibili. A questa confusione teorica e a una orgogliosa chiusura entro una propria presunta unica ortodossia, l’Autore imputa una cattiva immagine sociale, in cui la psicoanalisi è andata incontro in questi ultimi anni. Un ex presidente dell’IPA, Otto Kernberg (e altri autori in una serie di notevoli articoli sul Journal of American Psychoanalytical Association del 2011 e del 2012), ha preconizzato un suicidio delle Istituzioni psicoanalitiche.
Al disordine teorico l’Autore si è dedicato progressivamente in un lavoro di integrazione tra psicoanalisi, psicologia sperimentale, psicologia dello sviluppo, scienze cognitive, teoria dell’attaccamento e ora neuroscienze. In questo quadro ha elaborato una nuova metapsicologia, diversa da quella che Freud ideò cent’anni fa con la spiegazione pulsionale del funzionamento della mente umana: pur criticata da oltre cinquant’anni, la spiegazione freudiana viene tuttora considerata competenza fondamentale degli psicoanalisti, anche se si presenta in contrasto con lo sviluppo della stessa clinica psicoanalitica. L’Autore sottolinea infatti il grosso divario tra il progresso clinico della psicoanalisi e l’arretratezza, indefinitezza e confusione circa la teoria che da questo stesso progresso potrebbe essere estratta.
In questo quadro l’Autore delinea un esame critico della Teoria Energetico-pulsionale di Freud, quale si caratterizza come Mostro Sacro nella religiosità che si rileva sottesa allo spirito delle Istituzioni psicoanalitiche. Questo spirito si accompagna a una confusione tra teorie psicoanalitiche diverse e tra di loro spesso incompatibili: basti pensare alla contraddizione tra la visione freudiana di una mente mossa da forze endogene che si scontrano con la realtà esterna e le teorie relazionali (dalla Klein, a Winnicott a Bion e a tanti altri autori più recenti), che descrivono il funzionamento mentale come costruito nelle relazioni e dalle relazioni.
Al disordine teorico ed epistemologico l’Autore si è dedicato progressivamente in molte sue opere, in un lavoro di integrazione tra Psicoanalisi, Psicologia Sperimentale, Psicologia dello Sviluppo, Scienze Cognitive, Teoria dell’Attaccamento e ora Neuroscienze. In questo quadro ha elaborato una nuova metapsicologia, diversa da quella che Freud ideò cento anni fa nell’opera rimasta cardine per la psicoanalisi: la “Metapsicologia” (Freud 1915), dove il Maestro ideò la spiegazione pulsionale del funzionamento della mente umana. Tale “spiegazione”, pur criticata da cinquant’anni a questa parte, rimane tuttora nella competenza istituzionale degli psicoanalisti, anche se si presenta in contrasto con lo sviluppo della stessa clinic psicoanalitica.
Sottolineando il grosso divario tra il progresso clinico della psicoanalisi e la sua arretratezza, indefinitezza e confusione teorica, dagli anni ’80 in avanti l’Autore delineò dapprima la sua “Teoria del Protomentale” (cfr. precedenti volumi) e più recentemente una nuova metapsicologia congruente con le neuroscienze. Queste innovazioni, così come altre di altri studiosi, non sembrano per ora molto assimilabili da parte dell’Istituzione, e vengon tenute in ombra, mentre le spiegazioni di Freud tuttora si configurano come sacre icone, da conservare e venerare. Il “Mentecervello”, denominazione usata in questo libro, sembra risultare alieno dall’interesse centrale proposto, quasi prescritto, dall’Istituzione: questa sembra volere solo clinica, casi clinici, terapia! Eppure Freud ebbe a dichiarare che la psicoanalisi era molto di più, e che il risultato terapeutico era da considerarsi secondario.
Si delinea pertanto in questo ultimo testo una teoria sulle origini e sul funzionamento mentale, in termini nuovi, psicologici al contempo omologabili a ciò che oggi sappiamo dalle Neuroscienze, con particolare riferimento a quanto ultimamente esse stanno studiando sulle emozioni inconsce, la soggettività, l’intersoggettività: le “neuroscienze affettive”. Una nuova e differente concezione dell’inconscio viene così delineata: un inconscio di strutture mnestiche neurali; traccia mnestica, engramma, invece di pulsione: memoria implicita, memoria di modi di funzionare, memoria non verbalizzabile. Si mette così in crisi la clinica della talking cure. In questo quadro si dibatte il problema del rapporto tra mente e cervello.
E in questo quadro si sottolinea la necessità di una formazione nuova degli psicoanalisti, finora addestrati alla talking cure, nella prospettiva di una futura competenza alla comunicazione non verbale e di una studio non più centrato direttamente sull’inconscio, quanto sulle competenze acquisite o acquisibili dalla coscienza, in primis quella degli psicoanalisti, che appunto l’inconscio si propongono di comprendere. Una tale nuova formazione potrà, non solo rinnovare la psicoanalisi in integrazione le altre scienze per il progresso della ricerca sulla mente umana, ma anche trovar nuove strategie terapeutiche più consone alle richieste dei pazienti nell’attuale mutato clima sociale.