Baron fottuto studenti fottuti. Memorie sull’università italiana.

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Ferrari Sinibaldi, Milano 2013, vol. pp.147
Imbasciati Antonio

Una ultracinquantennale esperienza in Università – studente, poi ricercatore, docente, responsabile di formazione di altri ricercatori – insieme a una quarantennale esperienza di psicoanalista testimoniano, in una raccolta di ricordi, la passione per la ricerca scientifica e l’amarezza di constatarne la lenta morte nello sfacelo dell’Università Italiana. Un tratto di ironia addolcisce il sarcasmo di un piccolo memoriale. L’abbattimento del baronato universitario si è trasfigurato in un colossale inganno propinato agli studenti e nella formazione dei futuri professionisti che popoleranno e forse governeranno l’Italia: da un’accusa di baron fottuto a una sottile ma effettiva fottitura di massa.
Giunto alla fine del suo percorso universitario di ricercatore, docente e direttore di ricerca, un professore Ordinario, ora Emerito, ha voluto descrivere lo sfacelo delle nostre università, avvenuto progressivamente nell’ultimo mezzo secolo. Con amarezza, attutita da un po’ di ironia, l’autore descrive il progressivo soffocamento della ricerca scientifica, fino alla sua mistificazione e distruzione, e parimenti la progressiva mortificazione dei docenti universitari, costretti alla fuga, o al ritiro, o al disimpegno di fronte a compiti impossibili se non con la loro mistificazione. Il titolo esprime il punto di partenza di una demagogia progressiva, cioè l’accusa al professore universitario di essere un “barone”, nel suo svolgimento il barone è un fottuto, bisogna punirlo/fotterlo fino al suo epilogo: la fottitura di tutti gli studenti, che risultano oggi ingannati da una formazione fasulla, che davvero “li fotte”, quando si affacciano al mondo del lavoro speranzosi che il proprio titolo di “dottore” apra loro le porte della vita.
L’incoscienza dei governanti di fronte al crescente numero di studenti coi conseguenti problemi economici, ha generato accondiscendenza e poi complicità dei dirigenti universitari, in una progressiva collusione di ipocrisie, mistificazioni e inganni, fino alla corruzione di non pochi ambiti universitari. Questo ha innescato malcontento e accusa a tutti i professori universitari – che da non pochi giornali sono stati definiti fanulloni – cavalcata dai governanti per “punire” i presunti colpevoli. La punizione ha penalizzato ulteriormente le organizzazioni universitarie e l’esito è stato l’ulteriore progressivo decadimento di tutte le strutture. L’ultima riforma sta completando la distruzione mascherandola col moralismo politichese di un futuro migliore.
In Appendice “Nascita, morte e trasfigurazione della Psicologia Clinica italiana” è un documento estremamente significato che l’Autore propone al fine di ripercorrere le diverse tappe che hanno segnato la nascita e l’evoluzione della Psicologia Clinica nel nostro Paese. Attraverso le figure più significative (Gemelli, Fornari, Ossicini, Zapparoli e molti altri) che hanno fornito il loro determinante contributo a questa disciplina e attraverso le mutazioni normative e legislative che si sono susseguite negli anni, queste pagine si rivelano affascinanti per tutti coloro che non hanno vissuto direttamente questi eventi, permettendo di cogliere le lotte che la Psicologia Clinica e i suoi sostenitori hanno dovuto, e tuttora devono affrontare, per un pieno riconoscimento della materia.