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Chi odia sta male

Chi odia sta male - © BigStock
30 Dicembre 2021

Mai come in questi ultimi anni (per il Covid?) sui giornali e sugli altri media si era visto citare questo sentimento.

Il contesto in cui lo si presenta sembra conferirgli un connotato di rimprovero e di esortazione verso chi viene indicato come colui che odia, come se costui fosse responsabile di avere entro di sé questo spiacevole sentimento, sottolineando quanto esso possa essere nocivo al buon vivere civile.

In effetti l’odio è spiacevole, è un affetto che fa soffrire: l’odiatore più che l’odiato, han detto molti filosofi, mentre la nocività, salvo gesti isolati di disperazione del singolo, colpisce il sociale nella misura in cui si accende odio nell’animo di molti, senza che mai l’abbiano voluto (perché mai volere un sentimento che ti fa soffrire?) e si dispiega un insieme di condotte disorganizzate nella collettività.

Ma cosa può fare l’uomo che nutre tale sentimento?

Si dice appunto “nutre” come se il singolo fosse responsabile di sentire questo “sentimento”. Questo è uno dei tanti pregiudizi della nostra tradizione filosofico-religiosa, dal medioevo, quando hanno inculcato nell’umanità la convinzione, in realtà illusione, di poter essere arbitri dei propri affetti.

È questa l’estensione del cosiddetto libero arbitrio non tanto alle azioni, quanto al pensiero stesso: per questo si credeva che si potesse abiurare una fede o le convinzioni maturate nella mente di una persona.

I sentimenti, gli affetti, nascono nell’anima senza che li vogliamo e senza che ce ne accorgiamo, nell’incessante lavoro che comunque il nostro cervello compie a nostra insaputa: se ce ne accorgiamo, possiamo nasconderceli, ma non eliminarli; possiamo forse, più o meno consapevolmente, mentire a noi stessi.

Questo ci dicono oggi le scienze psicologiche e le neuroscienze.

Il pregiudizio è pero tenace, e sotterraneo, e su questo si gioca oggi politicamente, per allontanare responsabilità che si esplicano essenzialmente sul piano politico, addossandone la colpa ai singoli. Si chiede loro forse una abiura? O si sa che non vero e si sfrutta il pregiudizio?

Cosa si può fare? Occorrerebbe che si potessero prevenire le ragioni per cui si generano quegli affetti che in tutti, in primis in chi odia, fanno soffrire.

Ma difficile è agire nel sociale di una civiltà che sembra aver assunto un inevitabile corso, proprio escludendo o limitando le azioni degli individui "migliori".

Suggerimenti

Leggi n. 377 e n. 378, pagina https://www.imbasciati.it/titoli-di-tutte-le-pubblicazioni/

Vedi post lockdawnite

  1. [377] Imbasciati A., Cena L., Psicologia Clinica Perinatale baby centered, F. Angeli, Milano 2020

  2. [378] Imbasciati A., Bodybrainmind, Mimesis, Milano 2020