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Cos’è la Psicologia Medica?

14 Marzo 2022

La Psicologia Medica, disciplina con tal nome ufficiale, non è una cura psicologica che debba essere praticata da medici, come alcuni credono, forse in base al vecchio mito del “Dottore”.

La psicologia medica è invece un insieme di nozioni di psicologia che il medico dovrebbe aver acquisito per sapere come la propria pratica medica, lo stile personale e l’ambiente psicosociale dell’Istituzione in cui opera possono condizionare la salute e le malattie dei pazienti.

Questo settore delle scienze psicologiche è stato indicato col termine di psicosomatica, che però viene inteso in senso molto riduttivo, come possibile, anzi eventuale, influenza (in che modo?) della psiche sulle funzioni corporee, e non come la normale regolazione che, sulla base di tutte le informazioni dal corpo, il cervello esercita a sua volta, modulando tutte le funzioni biologiche.

Regolazione mente/corpo

Un’idea riduttiva della regolazione mente/corpo trae origine dalla tradizionale separazione filosofica della “sostanza” corporea rispetto a “mente/spirito” (Cartesio: res extenta / res cogitans), che è rimasta nei pregiudizi della nostra cultura: la psiche sarebbe semplicemente ciò che ci appare nella nostra coscienza introspettiva e quindi possiamo e dovremmo fare in modo che non interferisca col corpo, che ha le sue funzionalità “naturali”, a meno che queste non vengano alterate da qualche causa esterna (patologia) che il medico deve curare.

Si nega che la mente sia molto di più, rispetto alla “psiche” (termine che fu proposto due secoli fa proprio per distinguerlo da “mente”, ma questo non ha cambiato il pregiudizio) e si crede di avere una qualche capacità di governare la nostra mente con la nostra volontà (libero arbitrio?).

Si incontra pertanto nella cultura medica un’imperante svalutazione di tutte le scienze psicologiche, se non una negazione del loro statuto di scienza. Si nega inoltre che nella relazione interpersonale, emozioni e affetti giochino la loro parte sulla “pura comunicazione” (ed ecco il digitale!) e quindi che la relazione del medico con il paziente, il suo stile relazionale, abbia effetti sull’andamento delle sue “patologie”.

Ancor più tale effetto è negato proprio laddove è più forte: non tanto nella relazione medico-paziente quanto nella relazione tra il paziente e le istituzioni sanitarie.

Queste sono organizzate in modalità relazionali che sembrano ovvie, ma che in realtà inducono il paziente a credere che il suo corpo sia indipendente dalla mente e che quindi debba essere curato con qualche medicina come prescrivono le istituzioni sanitarie. Si generano spesso cure inutili, se non inappropriate, si ignora e si altera l’equilibrio psicosomatico e si confermano i pregiudizi che continuano a regolare le false idee tradizionali sulla mente, il corpo e il loro rapporto.

Psicologia medica – Psicologia clinica

Tutto questo ha favorito il fatto che nelle università italiane la disciplina che ufficialmente è stata denominata Psicologia Medica si è tradotta nelle forme e nozioni più svariate, grossolanamente assimilate e talora eguali o simili, a quelle della Psicologia Clinica. E comunque insufficienti a dare un qualche rilievo alla materia. In molte università di fatto non si è neanche insegnata, accorpata a materie mediche, con professori del tutto all’oscuro di cosa potessero essere le discipline psicologiche.

In conseguenza di questo insufficiente, anzi deleterio, insegnamento universitario, l’ambiente medico è rimasto ancorato ai molti pregiudizi che da secoli, a tutt’oggi, continuano a permeare la cultura corrente.

Di conseguenza i medici hanno della psicologia solo le idee popolari (sono chiacchiere!), in contrasto con il solido insegnamento biomedico. L’ambiente medico è così rimasto restìo, se non ostile, a che gli venga proposta come formativa per la propria professione un’effettiva psicologia “per” i medici, e la fraintendono come se potesse essere una pretesa di “certi psicologi”, che si arrogano il diritto di criticare l’insufficienza della professione medica.

Occorrerebbe, in una didattica adeguata di questa “Psicologia Medica”, una precisa documentazione sulla specificità della psicologia clinica (e non clinica psicologica!) così da farla considerare un sapere del tutto specialistico, cui il laureato in medicina così come il laureato in psicologia possono accedere.

Ma finché i medici non riconosceranno le scienze psicologiche, perché nel corso del loro studio nessuno gliene ha mai parlato, continueranno ad avere l’idea riduttiva e i pregiudizi popolari circa tutte le scienze psicologiche. E un conseguente disprezzo per tutte le scienze della mente e per i loro competenti. Ma qui entriamo nel disastro dell’Università italiana, iniziato settant’anni fa e progressivamente aggravatosi; finché ha contagiato anche le Scuole di Specializzazione degli psicologi.

Suggerimenti

Consulta l’elenco delle pubblicazioni, in particolare: 362, 337, 186, 181, 133, 127