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Cos’è la Metapsicologia freudiana

26 Ottobre 2022

Prima di Freud, ovvero fino ad oltre un secolo fa, si dava per scontato che quello studio che poteva denominarsi Psicologia (logia sulla psiche) riguardasse ciò che si poteva capire e descrivere nel modo più chiaro possibile con un esame e un ragionamento rigorosi —scientifici si cominciava a dire— su come funzionasse e cosa fosse la mente umana.

Un tale studio, condotto “coscienziosamente”, dunque col rigore di un ragionamento al lume della nostra coscienza, si poteva raggiungere realtà, o verità, assodate.

Ma oggi ci chiediamo: “quale coscienza?” La lingua inglese, per esempio, usa due parole per indicare due stati di coscienza distinti, Conscience e Consciousness [ vedi sotto la definizione del Cambridge Dictionary ]: col primo termine si indica la possibilità di esaminare la moralità della propria condotta, col secondo la capacità di rendersi conto della nostra interiorità, di pensieri, idee, intenzioni, affetti. In Psicologia si intende quest’ultimo senso del termine “coscienza”.

Nel senso comune si pensa che ogni individuo abbia la capacità di sapere cosa pensa e cosa sente, e che pertanto ciò di cui ci si rende conto sia, senza alcun dubbio, quello che accade nella propria mente, cosa si stia pensando o credendo o sentendo: purché sia cosciente, e ovviamente sincero, ogni individuo conosce la propria mente meglio di chiunque altro

È proprio quest’ultima convinzione che il metodo inventato da Freud mise in crisi: al di là di ciò che ogni soggetto sa e pensa accadere nella propria mente, esistono in lui pensieri, moventi, intenzioni di cui non si rende conto e che, anzi, nega come propri. Si potrebbe parlare della possibilità di un “bugiardo sincero”?

La mente non coincide con ciò che una persona, sia pur con un esame ragionato e rigoroso, pensa di se stesso: questa affermazione, ai tempi di Freud risultava del tutto nuova e contrastava ciò che fino a quell’epoca, non solo a livello popolare, ma anche tra i dotti, filosofi e scienziati, si riteneva valido. Fu così che Freud, per affermare che esisteva la possibilità di una logia della psiche al di là della coscienza lanciò il termine Metapsicologia: meta= “al di là” della Psicologia, quale era stata fino ad allora considerata.

Al tempo di Freud si pensava che lo strumento per qualunque indagine dovesse basarsi sul rigore con cui si si esaminava con la nostra consciousness, così come la tradizione filosofica ci aveva insegnato. La tomistica di Tomaso d’Aquino (sec.XIII) era il più noto riferimento (la Scolastica)

Si cominciava però a pensare a un rigore anche sperimentale, a quanto si andava definendo metodo scientifico. L’occasione fu data a Freud dall’esser medico e di aver scelto di impratichirsi nelle scuole dell’allora neuropsichiatria: il suo interesse per i pazienti affetti da disturbi mentali era animato, più che dal volerli curare, dallo scoprire la genesi dei loro disturbi.

Il nuovo metodo di Freud: le libere associazioni

In questi intenti Freud scoprì un metodo nuovo e inusitato, anzi evitato fino ad allora. Come sempre un nuovo metodo fa una nuova scienza. Scoprì Freud, nel condurre i colloqui psichiatrici, che si poteva capire qualcosa di più se si favoriva che il paziente dicesse tutto ciò che gli veniva in mente senza preoccuparsi che fosse attinente, quasi parlando a vanvera, di qualunque cosa gli venisse da pensare.

Nacque il metodo che fu detto delle libere associazioni. Il medico Freud scoprì come favorire questo abbandono del rigore e della coerenza ragionativa, sia non intervenendo, come di solito si faceva, sia organizzando regolari incontri settimanali, per lunghi periodi. Scoprì che in tali modalità il paziente si rendeva conto di cose che non aveva mai pensato di pensare.

L’incontro, che fu chiamato “seduta”, usava pur sempre un momento di coscienza, ma a posteriori, riflettendo su quel che era venuto da pensare e dire e così comprendendo quanto si poteva avere avuto nella mente senza mai averne avuto coscienza; mentre il dottor Freud aiutava il soggetto ad abbandonare la coscienza stessa (di qui il lettino) senza intervenire più di tanto. Ecco dunque che compariva qualcosa di cui il paziente non aveva mai avuto coscienza: l’inconscio.

Ecco allora che Freud con metapsicologia voleva notificare ai contemporanei, riluttanti a considerare che potevano esserci fenomeni al di fuori di quanto la coscienza del soggetto poteva riconoscere, che si poteva considerare questo “qualcosa”, che sembrava non appartenere alla psicologia fino ad allora considerata, almeno oltre (=meta), la metapsicologia.

Lo "strano" metodo del dottor Freud

Il mondo scientifico di quel tempo stentava ad accettare che la mente avesse una parte non cosciente e ne chiedeva un perché, con la tenacia delle idee più antiche, pregiudiziali ad accettare le scoperte dovute allo “strano” metodo del dottor Freud: abbandonare il controllo della “ragione”?

Freud cercò allora qualche spiegazione che fosse convincente. La cercò nella neurologia, ma a quel tempo la disciplina era ancora rudimentale e Freud abbandonò il tentativo (1895). Ipotizzò allora dei nessi tra la mente cosciente e l’inconscio e li schematizzò in un disegno rimasto celebre: uno schema grafico che appariva in qualche modo funzionale a ciò che si andava scoprendo, anche da parte di altri psichiatri che cominciavano ad applicare il metodo di Freud per “curare” i pazienti.

Questo schema (ne esistono altri dello stesso Freud) è un tentativo di Freud di persuadere i suoi contemporanei dell’esistenza dell’inconscio.

Spiegare l'inconscio?

Ma nessuno, neanche Freud, pensava che si dovesse spiegare anche, e forse ancor prima, la coscienza.

Dare per scontata la coscienza, senza chieder conto della sua "origine", aumentava lo stupore dei contemporanei di Freud a concepire un inconscio. E forse anche per questo motivo Freud rimandava alla neurologia futura, ma gli urgeva in qualche modo contestualizzarne la presenza: coniò quindi dei concetti -io, rimozione, es, superio- che tuttavia non indicano l'esistenza, cioè non "spiegano" perché se ne deve dare una giustificazione senza darne un'altra, parallela, sulla coscienza.

Lo schema disegnato da Freud aveva però la potenza di lasciar immaginare spiegazioni plausibili. Lo schema risultò così persuasivo che ancora oggi viene richiamato da molti psicoterapeuti e psicoanalisti per indicare una Metapsicologia, come se fosse la spiegazione dell’esistenza della mente inconscia. La spiegazione la si doveva trovare nella neurologia.

Ma nella cultura corrente tale raffigurazione grafica di Freud è rimasta come se fosse “la” spiegazione dell’inconscio. Sembra proprio che per gli esseri umani non sia agevole pensare che questa nostra mente inconscia sfugga alla nostra pretesa di essere coscienti di “tutto di noi stessi".

Eppure oggi si sa quanto e come il nostro cervello lavori, sempre, al di là di ogni nostra consapevolezza.

Per approfondire

Antonio Imbasciati, Bodybrainmind, Mimesis, Milano 2020

Antonio Imbasciati, Coscienza, inconscio, memoria. Cinque saggi tra psicoanalisi e neuroscienze, Mimesis, Milano 2022

Articolo "La psicoanalisi non è la teoria di Freud"


Conscience e Consciousness: cosa dice il Cambridge Dictionary

Conscience - "The part of you that judges how moral your own actions are and makes you feel guilty about bad things that you have done or things you feel responsible for."

Es. You didn't do anything wrong - you should have a clear conscience (= not feel guilty).

Consciousness - “The state of understanding and realizing something.”, ma anche “The state of being awake, thinking and knowing what is happening around you.”

Es. Her consciousness of the feelings of others was the thing that made her a fantastic doctor.