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Cosa si intende per “genere”?

Cosa Si Intende Per Gender - Bigstock 434868257
29 Novembre 2021

Si discute molto, attualmente, sul “gender”, inteso però non nel suo originario significato di identità strutturale profonda, bensì semplicisticamente basandosi su manifestazioni comportamentali che vengono siglate LGBT+.

Se ne discute sul piano sociopolitico e giuridico, ma in realtà molto poco sul piano scientifico. Le discussioni sono infatti basate su quanto ogni singolo soggetto afferma su sé stesso, senza tenere alcun conto di quanto la sessualità umana non si limita agli aspetti fisici dell’accoppiamento e alle preferenze dell’individuo, ma venga a costruirsi nel cervello dalle esperienze infantili come dimensione interiore non consapevole. Insignificante è pertanto ciò che è dettato dalla coscienza del soggetto.

Ciò procede da alcune false credenze, veri “pregiudizi” che agiscono sotterraneamente e che affondano le loro radici nella tradizione filosofica dell’Occidente.

Una prima falsa credenza, sostenuta dal pregiudizio, è quella di dar fede all’introspezione del soggetto che afferma, convinto, di aver capito di avere una sessualità diversa da quella considerata tradizionale, e che tale caratteristica sarebbe dovuta a una imprecisata “natura”. L’introspezione è scientificamente accertato quanto possa essere limitata e falsa.

Si tratta quindi dell’illusione, diventata convinzione, che la propria introspezione possa cogliere l’effettiva organizzazione della propria mente, ed eventualmente quella del proprio cervello considerato falsamente isomorfo alla mente.

È quest'ultimo un altro pregiudizio, per cui si considera una imprecisata “natura”, senza interrogarsi su come questa mente e questo cervello si siano generati. Si ignora come si costruisca differenziatamente ogni cervello individuale.

C’è dunque, oltre a una totale ignoranza del processo evolutivo (vedi “Area di competenza” #7 Psicologia clinica perinatale) che conduce alla psicosessualità adulta, una implicita e tenace negazione che il cervello e la sua non omologabile funzionalità mentale svolgano funzioni che sono in realtà al di fuori di qualsiasi consapevolezza dei soggetti interessati.

Si nega in altri termini che la mente e il cervello lavorino indipendentemente dalla nostra capacità di coscienza: l’inconscio non l’ha inventato Freud, lo mostrano le neuroscienze.

C’è inoltre un’altra tradizionale credenza: che la mente, cosciente, che si suppone arbitrariamente capace di cogliere la propria interiorità, sia anche libera di orientarla: è questo il pregiudizio del libero arbitrio, oggi all’indagine delle neuroscienze.

C’è infine un altro pregiudizio, diffuso anche tra i medici e connesso ai precedenti: che la sessualità sia una questione fisica, corporea, che non dipenda dalla costruzione di una mente e quindi si possa rimediare operando sul corpo, farmacologicamente o anche chirurgicamente. Le suddette false credenze, sono invece considerate efficaci strumenti di conoscenza.

Permeano la nostra attuale società e agiscono, paradossalmente, anche in coloro che ritenendosi normali secondo “natura” imputano chi è fuori norma di una qualche “patologia”; e pretendono di “curarli”.

Così le diatribe sociogiuridiche possono continuare tumultuosamente.